Censis: Italiani soddisfatti dei servizi sanitari. Meglio il privato che il pubblico e giudizi ottimi per farmacie e Mmg

Italiani più soddisfatti del privato che del pubblico

In vetta alla graduatoria di gradimento le farmacie

16 APR – Gli italiani danno le pagelle ai servizi sanitari e il quadro che ne emerge è soddisfacente anche se con una lieve predominanza del privato sul pubblico. In vetta alla graduatoria di gradimento ci sono le farmacie, i cui servizi erogati risultano di buona qualità per il 62% degli italiani, sufficienti per il 35% e mediocri o scarsi solo per il 2%. Medaglia d’argento di questa indagine ‘Aspettative e soddisfazioni dei cittadini rispetto alla salute e alla sanità’ del Censis, presentata oggi al Ministero della Salute, se la sono aggiudicata invece gli studi medici privati (per il 93% giudicati di qualità buona o in ogni caso sufficiente ed inadeguata per il 7%), anche se il medico di medicina generale (per il 92% qualità buona o comunque sufficiente, inadeguata solo per l’8%) continua a rappresentare un punto di riferimento sul territorio nel quale gli utenti ripongono grande fiducia. Permane un forte divario tra Nord e Sud, senza dimenticare come quasi un cittadino su tre giudichi mediocre l’assistenza domiciliare e scarse le strutture di riabilitazione.

Le note positive: Farmacie, Mmg e Pediatri
Il sistema di offerta sanitaria si dimostra capace di rispondere in larga misura alle aspettative e alle esigenze assistenziali dei cittadini. La copertura garantita dai servizi, a partire dalle farmacie e dai MMG, risulta nella grande maggioranza dei casi adeguata, così come la qualità percepita dall’utenza che ha colto positivamente la trasformazione delle farmacie in presidi sociosanitari. La legge 69/2009 prevede l’erogazione di servizi di primo livello quali prelievi, misurazione della pressione, ecc., la partecipazione della farmacia al servizio di assistenza domiciliare integrata, la dispensazione e la consegna dei farmaci e dei dispositivi medici necessari a domicilio, nonché la possibilità di prenotare le visite ambulatoriali e ospedaliere direttamente in farmacia.
Positive anche le opinioni sui pediatri di libera scelta (promossi dal 90%). Seguono i laboratori di analisi privati (89%), le cliniche private (88%), i laboratori pubblici (84%), ambulatori e consultori pubblici (84%), ospedali e pronto soccorso (81%), strutture di riabilitazione pubbliche (73%), assistenza domiciliare (72%). È pari invece al 64,4% la quota di italiani che ritengono che i servizi amministrativi della propria Asl siano efficienti e ben organizzati, contro il 35,6% che si esprime in termini opposti. Questa opinione positiva trova d’accordo soprattutto i residenti del Nord-Ovest e del Nord-Est (rispettivamente il 73,9% e l’83,7%), ma diminuisce nettamente nel Mezzogiorno (54,3%) e al Centro (51,5%).
Privato meglio del pubblico
Gli italiani sono soddisfatti dei servizi sanitari, ma il privato batte il pubblico. In particolare, per la qualità complessiva percepita, dopo le farmacie che il 62,4% degli intervistati giudica di ‘buona’ qualità seguono con il 44,5% gli studi medici privati e con il 44,2% le cliniche private (gli ospedali – pronto si fermano al 33,8%). I medici di medicina generale guadagnano il 43,4% dei consensi e i pediatri di libera scelta il 40,3%. E ancora, i laboratori di analisi e centri diagnostici privati (ritenuti di ‘buona’ qualità dal 39,6% degli intervistati) battono quelli pubblici (34,7%) e le strutture di riabilitazione private (32,7) quelle pubbliche (28%).
Le problematiche: divario Nord-Sud, assistenza domiciliare e riabilitativa
Non è però tutto oro ciò che brilla, infatti, a fronte di un quadro caratterizzato da una generale soddisfazione, restano sul tavolo non pochi nodi legati al territorio. Il sistema di offerta risulta disomogeneo a svantaggio delle regioni del Sud, soprattutto con riferimento a ospedali e pronto soccorso (in questo caso il giudizio negativo supera il 26% contro una media nazionale del 19%), assistenza domiciliare (scarsa per il 34% a fronte del 28% registrato a livello nazionale) e strutture di riabilitazione (34% contro 27%). Se 3 italiani su 4 ritengono poco o per nulla frequenti i casi di malasanità (intesi come errori diagnostici o terapeutici con conseguenze significative sulla salute dei pazienti), questa quota si riduce al 58,3% al Sud (dove il 34,5% dei residenti li ritiene abbastanza frequenti e il 7,2% molto frequenti), mentre si attesta intorno al 90% nelle regioni settentrionali. In particolare nel Nord-Ovest i casi di malasanità sono ritenuti “poco” probabili dal 73,6% degli intervistati e “per nulla” probabili dal 19,5%. Nel Nord-Est tali percentuali divengono rispettivamente il 71,3% e 16,4%.Valori simili si rilevano in merito all’opinione sulla probabilità che un paziente ricoverato in ospedale possa subire un grave errore medico: complessivamente lo ritiene poco o per nulla probabile quasi il 70% degli italiani, ma questo dato scende al 51% al Sud.
Per quanto riguarda invece l’Adi e la riabilitazione esse si collocano agli ultimi posti per gradimento in tutta Italia con punte di insoddisfazione al Sud del 34%.
Ricovero ospedaliero
La valutazione espressa dai pazienti sulla loro esperienza diretta di ricovero rimane nel complesso positiva, benché emergano testimonianze di malfunzionamento e di cattiva gestione, limitate a una minoranza di casi. Il 72,6% dei cittadini che nell’ultimo anno hanno ricevuto cure ospedaliere in regime di ricovero ritiene di essere stato sempre informato puntualmente sulle proprie condizioni, contro il 27,4% che pensa l’opposto. L’80% ritiene che il follow up dopo la dimissione (terapie, visite di controllo, riabilitazione) sia stato organizzato e gestito adeguatamente. Un paziente su 3, tra quelli che hanno ricevuto un ricovero programmato, dichiara che prima di essere ricoverato ha dovuto farsi visitare privatamente o intramoenia dal medico dell’ospedale, pur avendo già ricevuto l’indicazione del ricovero da un altro medico, e la quota sale al 41,6% tra i residenti del Sud. Circa il 30% dei pazienti dichiara di aver dovuto seguire una trafila burocratica complessa e faticosa, il 21,4% (quasi il 30% al Centro e nel Mezzogiorno) afferma di aver dovuto ricorrere a conoscenze personali per facilitare l’accesso in ospedale.
Liste d’attesa e raccomandazioni
Gli italiani, se devono attendere più di un mese per visite mediche specialistiche ed esami perdono la pazienza. Il 64% di quanti hanno aspettato tra 16 giorni e un mese per la visita o per l’esame diagnostico, non ritiene infatti di aver atteso troppo. Ma se si superano i 30 giorni, la percezione cambia. Nel caso di liste che vanno da uno a tre mesi, il 65,3% considera l’attesa eccessiva. Oltre i 3 mesi il dato arriva a 84,1%. In generale, sembra che alle liste d’attesa gli italiani si siano abituati. Il 63,6% ritiene di non aver aspettato troppo, contro un 36,4% che dà una risposta affermativa.
Per accelerare il ricovero in ospedale, il 21,4% dei pazienti è dovuto ricorrere alla raccomandazione. Al Centro e al Sud Italia, ben il 30% ha dovuto scomodare le proprie conoscenze personali.
L’intervento del Ministro Fazio
Il quadro tracciato dal Censis aiuterà il ministero della Salute a disegnare il sistema sanitario nazionale di domani. Il rapporto – ha detto Fazio – è favorevole per la salute e il sistema sanitario di oggi, ma noi dobbiamo pensare anche al sistema di domani. Mette in evidenza una serie di aspetti che ci aiuteranno a disegnarlo”. “Ritrae – ha proseguito – un’Italia a molte velocità. Ma dobbiamo studiare anche per l’Italia che funziona già bene come affrontare i rischi del futuro, soprattutto la crescita dell’età media della popolazione, quando aumenterà il numero di pazienti cronici. Dovremo gestire questo aumento sul territorio e non in ospedale”. Fazio è intervenuto anche sul tema delle raccomandazioni. “È un dato preoccupante, che ci porterà ad avviare una riflessione sugli strumenti specifici da adottare per evitare questo fenomeno in futuro – afferma il ministro – Nonostante il ricovero sia programmato, e si disponga della necessaria indicazione del medico, il percorso che porta in ospedale si rivela, in molti casi, fatto di burocrazia, ostacoli vari e ‘spintarelle’ per superarli. Riflessioni del ministro anche sull’intramoenia (un paziente su tre deve prima sottoporsi a una visita a pagamento o in intramoenia dal medico dell’ospedale). “Il dato – prosegue il ministro – non è mai emerso in maniera così chiara. Indica che ci sono ancora grossissimi problemi sul meccanismo dell’intramoenia”, l’attività libero professionale svolta dai medici nel servizio sanitario nazionale. Un meccanismo, evidenzia Fazio, “ben lontano dall’essere di per sé perfetto. L’intramoenia può funzionare, ma deve avere come pilastro la misurazione del numero delle prestazioni, in modo che i medici siano obbligati a svolgerne un certo numero durante l’orario di lavoro, prima della libera professione”, come prevede il Ddl sul governo clinico all’esame della Commissione Affari sociali della Camera. Timbrare il cartellino, insomma, non basta”. Fazio ha poi annunciato riforme. “Stiamo incominciando a pensare a strutture socio sanitarie territoriali, composte da farmacie e dall’associazionismo socio assistenziale. Se fino ad oggi l’ospedale ha identificato il luogo della sanità, in futuro nei prossimi 30, 40 anni, dovremo arrivare ad identificare la santità con le strutture territoriali”.
L.F.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...